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Risparmiare coibentando

lunedì, maggio 21st, 2012

 

La classificazione energetica di un edificio è diventata un argomento importante per tutti, sia che si voglia acquistare, vendere o realizzare una casa o un appartamento.

Migliore sarà la classe energetica, migliore sarà la performance termica del nostro edificio, di conseguenza minore sarà la spesa da affrontare per riscaldarlo e/o raffreddarlo.

La tabella che segue ci aiuta a quantificare il risparmio che potremmo ottenere coibentando la nostra abitazione o acquistando un’abitazione di classe energetica superiore.

Secondo la tabella il consumo, di una casa o di un appartamento di circa 100 mq. classificato in classe F, è stimato all’anno in € 1.621 . Eseguendo lavori di isolamento e coibentazione per arrivare ad un edificio di classe C,  il risparmio che si otterrà sarà la somma dei valori per ogni salto di classe (€ 402 + € 268 + € 268).

In questo caso il nostro edificio consumerà € 683 l’anno (€ 1621 – € 938) con un risparmio di € 938 annuo.

Questo calcolo ci permetterà di valutare il tempo necessario ad ammortizzare il costo dell’intervento ipotizzato per il miglioramento di classe energetica.

Bisogna inoltre considerare l’aumento di valore del bene immobile, il miglioramento del comfort ambientale e la riduzione dell’impatto inquinante nell’ecosistema.

Come valutare e scegliere le caratteristiche di una casa o di un appartamento.

lunedì, maggio 7th, 2012

 

Un edificio nuovo o ristrutturato può avere diverse caratteristiche sia estetiche che tecniche, importante è distinguere tra caratteristiche estrinseche, che non dipendono dalla nostra volontà, ma sono oggettivamente presenti e caratteristiche intrinseche, che dipendono da nostre scelte.

Quando si ipotizza di acquistare un terreno, un edificio o un appartamento, è opportuno verificare le caratteristiche ambientali del luogo.

In dettaglio bisogna verificare:

  1. le caratteristiche degli edifici circostanti (case singole, condomini, edifici a torre, edifici commerciali o artigianali) per valutare se il nostro edificio si può inserire.
  2. le caratteristiche del condominio (numero e dimensione appartamenti, attività residenziali o aperte al pubblico, tipo di amministrazione, riscaldamento ed altri servizi centralizzati, parti comuni, regolamento di condominio) per stabilire il contesto nel quale è inserito l’appartamento.
  3. lo spazio circostante all’esterno (strade o spazi a verde) per considerare le qualità degli spazi adiacenti.
  4. le caratteristiche dei servizi che si possono utilizzare (trasporti, scuole, viabilità, parcheggi, negozi, giardini o parchi) per valutare se compatibili con le nostre esigenze.
  5. il panorama (prospettive libere di visuale, attrazioni turistiche o culturali) per valorizzare gli eventuali pregi particolari dell’ambiente.
  6. la presenza di aree verdi in comproprietà (giardino o cortile), per le nostre necessità di attività esterna.
  7. la presenza di attività rumorose (bar, ristoranti, discoteche, attività lavorative, traffico, luoghi di culto), per determinare il livello di inquinamento acustico.
  8. la qualità dell’aria (inquinamento atmosferico), per la possibilità di una vita salubre, attraverso test specifici.
  9. la presenza di fonti di inquinamento elettromagnetico, per evitare possibili a conseguenze sulla salute.

Tutte queste caratteristiche estrinseche non possono essere modificate con un intervento edilizio o tecnico, ma in alcuni casi possono essere ridotti o eliminati gli effetti negativi che si potrebbero riscontrare. Per questo motivo una valutazione ambientale è determinante per decidere le caratteristiche che dovrà avere un nuovo edificio o la ristrutturazione di uno esistente.

Le caratteristiche intrinseche invece, sia formali che tecniche, si possono adattare alle diverse esigenze in modo flessibile con una progettazione su misura che tenga presente il contesto, le esigenze estetiche degli occupanti, la funzionalità degli spazi e le caratteristiche tecniche dell’opera.

In dettaglio è importante definire:

  1. quale caratteristica formale ed estetica deve avere l’abitazione, cosa deve rappresentare e significare (rifugio, semplicità, trasparenza, tecnica, ricordo di forme tipiche o di forme moderne), per esprimere il concetto soggettivo di bellezza e di spazio abitativo corrispondente alle aspettative degli occupanti.
  2. la flessibilità interna ed esterna al mutare delle esigenze degli abitanti.
  3. le caratteristiche energetiche con i costi di funzionamento e gestione nel tempo degli impianti e delle fonti energetiche.
  4. le caratteristiche ecocompatibili, per meglio inserirsi nell’ambiente circostante.
  5. il comportamento dei materiali utilizzati nel tempo, con i relativi costi di manutenzione e garanzie.
  6. i tempi di esecuzione ed i costi complessivi.
  7. il valore dell’investimento economico e la corrispondenza alle proprie disponibilità.

In conclusione decidere dove e come realizzare o ristrutturare un edificio è un procedimento molto complesso, nel corso del quale bisogna stabilire le priorità e le caratteristiche che meglio si adattano alle esigenze ed aspettative degli occupanti, previlegiando valori ambientali ed estetici integrati con valori tecnici e funzionali.

Per esempio un capannone industriale, in una zona degradata, ma con tutto il risparmio energetico possibile, tutte le fonti di energia ed impianti ottimizzati, con tutti gli spazi necessari, con tutte le garanzie e certificazioni possibili e con le finiture interne in “oro”, sarebbe la vostra abitazione ideale?

La soluzione migliore, sia nella costruzione di edifici nuovi che nelle ristrutturazione di edifici esistenti, è di far  eseguire in modo integrato sia la progettazione architettonica e tecnica, che la costruzione, quindi con un unico interlocutore, con prezzo e tempi certi.

Inquinamento Elettromagnetico

mercoledì, maggio 2nd, 2012


I campi elettromagnetici sono prodotti da elettrodotti, ripetitori per telefonia, reti wireless, telefoni cellulari e cordless, motori elettrici, elettrodomestici, ecc., in pratica da tutte le apparecchiature elettriche che usiamo quotidianamente. Siamo quindi costantemente circondati ed immersi nei campi elettromagnetici e lo sviluppo tecnologico in essere non farà altro che estendere il fenomeno.

Sulla relazione fra campi elettromagnetici ed effetti negativi sul corpo umano, non esistono indagini storiche, ma solo studi medici e statistici recenti, a volte anche contraddittori.

E’ comunque unanimemente riconosciuto che hanno effetti negativi sull’organismo umano soprattutto nei bambini, quindi è opportuno imparare a conoscerli per cercare di evitarli, schermarli o ridurli.

COSA SONO

Le onde elettromagnetiche sono costituite da campi elettrici e magnetici oscillanti legati fra di loro in modo da costituire una unica entità: il campo elettromagnetico (CEM).

La caratteristica fisica fondamentale che distingue i vari campi elettromagnetici è la frequenza, cioè il numero delle oscillazioni dell’onda al secondo (hertz, Hz), correlata alla lunghezza d’onda, che è la distanza percorsa dall’onda durante il tempo di un’oscillazione e si misura in metri (m). Ad un’onda elettromagnetica di data frequenza è associata una quantità di energia, che è tanto maggiore quanto più alta è la frequenza. Questa energia può essere in grado o meno di produrre una serie di effetti quando l’onda elettromagnetica penetra nella materia.

In base alla rispettiva frequenza ed energia, le onde elettromagnetiche possono essere classificate come “radiazioni ionizzanti” o “radiazioni non ionizzanti”.

Le radiazioni ionizzanti (IR) sono onde elettromagnetiche a frequenza estremamente alta (raggi X e raggi gamma) 
le più dannose per la nostra salute.

Radiazioni non ionizzanti (NIR) comprendono: radiazioni ultraviolette a onda lunga (UV), luce visibile, radiazione infrarossa (IR o calore), campi a radiofrequenza (RF), microonde, campi di frequenza estremamente bassa (o campi ELF, dall’inglese Extremely Low Frequency), e campi statici elettrici e magnetici. I campi ELF sono definiti come quelli di frequenza fino a 300 Hz. Le NIR possono produrre effetti biologici: mediante il riscaldamento (il telefonino riscalda l’orecchio con cui è a contatto), alterare le reazioni chimiche o indurre correnti elettriche nei tessuti e nelle cellule. I campi elettromagnetici di interesse per le telecomunicazione e il trasporto di energia sono compresi nella parte NIR dello spettro elettromagnetico e hanno frequenze comprese tra 0 Hz e 300 GHz (gigaHertz).

DOVE SONO

L’inquinamento elettromagnetico è legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, prodotti da impianti radio-TV, per telefonia mobile, da elettrodotti, impianti per lavorazioni industriali, da elettrodomestici, ecc.

È possibile classificare le fonti dei campi elettromagnetici secondo la frequenza:

Campi statici (0 Hz): treni a levitazione magnetica per il trasporto pubblico, dispositivi di diagnostica per immagini di risonanza magnetica utilizzati a scopo medico e dispositivi elettrolitici che impiegano correnti elettriche dirette per la lavorazione industriale dei materiali;

 

Campi di frequenza estremamente bassa (ELF), (da >0 a 300 Hz): treni per il trasporto pubblico, tutti i dispositivi impiegati nella generazione, distribuzione e utilizzazione dell’energia elettrica come computer ed elettrodomestici (di norma 50 o 60 Hz);

 

 

Campi a frequenza intermedia (IF), (da >300 Hz a 10 MHz): dispositivi antifurto e di sicurezza, caloriferi a induzione e unità display video;

 

 

Campi a radiofrequenza e microonde, (da >10 MHz a 300 GHz): telefoni cellulari e trasmittenti per telecomunicazioni, radar e unità diatermiche per uso medico, forni a microonde.

 

COSA PROVOCANO

gli effetti dei CEM sulla salute possono essere di due tipi:

1) Diretti

I CEM tra 10-300 GHz sono assorbiti dalla superficie della pelle e delle parti del corpo esposte (effetto termico), e l’energia che penetra nei tessuti sottostanti è molto ridotta. Delle esposizioni intense e prolungate nel tempo possono essere molto gravi, in particolare per gli organi poco vascolarizzati come il cristallino dell’occhio o i testicoli. Ad alta intensità del campo, si manifestano danni quali cataratte oculari e ustioni della pelle.

I CEM tra 1 MHz e 10 GHz penetrano nei tessuti esposti e producono induzione di correnti elettriche e riscaldamento a causa dell’assorbimento di energia (effetto termico). La profondità della penetrazione nei tessuti dipende dalla frequenza del campo, ed è maggiore per le frequenze più basse. A bassi livelli l’aumento localizzato della temperatura stimola il sistema termoregolatore a ripristinare le condizioni termiche iniziali. Ad alti livelli l’effetto può essere particolarmente grave perché il riscaldamento interessa zone interne del corpo e non è direttamente percepito dagli organi sensoriali (stress termico), si possono manifestare l’incapacità di svolgere compiti mentali o fisici, ma anche influenza sulla fertilità maschile e, solo se la temperatura del feto aumenta di 2-3 gradi all’ora, difetti alla nascita. Ad alta intensità, si determinano effetti acuti nocivi per la salute quali ad esempio cataratte oculari, ustioni della pelle, riduzione dei globuli bianchi e sterilità come conseguenza del riscaldamento indotto superiore a 1 grado.

I CEM inferiori a 1 MHz non producono riscaldamento significativo, ma inducono soprattutto correnti e cariche elettriche. Stimolano nervi e muscoli; ad intensità molto elevate possono determinare vibrazioni dei peli cutanei. Nei processi di reazioni biochimiche presenti nel corpo umano si riscontrano correnti intorno a 10 mA/m2 ; valori superiori a 100 mA/m2 possono modificare in modo significativo tali correnti di “fondo” e provocare contrazioni muscolari involontarie, fibrillazioni, arresti della respirazione contestualmente all’esposizione fino all’arresto cardiaco (effetti acuti). Di minore gravità si segnalano scosse e bruciature. In ogni caso gli effetti dovuti ad esposizioni a campi elettrici ELF fino a 20 kV/m sono pochi e innocui, riguardano unicamente la stimolazione dovuta alle cariche elettriche indotte sulla superficie del corpo.

I campi elettrici statici non penetrano nel corpo. Si possono trovare livelli elevati di campi vicino alle sorgenti e possono essere all’origine di scariche elettriche. Possono provocare vibrazione dei peli cutanei e non esistono evidenze di nocività.

I campi magnetici statici si trasmettono inalterati nel corpo umano senza attenuazione di intensità. Ad alta intensità, al di fuori dei normali livelli ambientali, si manifestano alterazioni del flusso del sangue o modificazioni dei normali impulsi nervosi.

2) Indiretti

Gli effetti indiretti dei campi elettromagnetici possono avvenire attraverso il contatto diretto (toccando, sfiorando, etc.) tra una persona ed un oggetto, ad esempio una struttura metallica immersa in un campo elettromagnetico, con un differente potenziale elettrico. Tale contatto provoca un rapido passaggio delle cariche elettriche (correnti indotte o di contatto) accumulate sulla superficie del corpo umano o dell’oggetto.

SOLUZIONI

Per ridurre l’esposizione ai CEM in un ambiente è bene:

  • Tenersi a distanza ragionevole dalle fonti di CEM come televisori, sveglie, computer, elettrodomestici ecc.
  • Preferire sistemi alimentati a batteria rispetto a quelli alimentati da corrente elettrica (sveglie, rasoi, ecc.).
  • Spegnere le apparecchiature elettriche e non lasciarle in stand-by.
  • Limitare i tempi di esposizione.
  • Usare dei sistemi di schermatura alla fonte.
  • Preferire l’auricolare rispetto all’uso diretto del cellulare.
  • Far installare l’impianto elettrico solo a personale specializzato
.
  • Realizzare impianti domotici con disgiuntori od attuatori in zone schermate.
  • Installare linee elettriche corte (a stella invece che a cerchio).
  • Collegare a terra i cavi e gli apparecchi elettrici, gli impianti e le strutture in metallo.
  • Installare solo cavi schermati, soprattutto nelle zone notte.
  • Evitare nella zona notte, elettrodomestici, televisori, impianti stereo ,ecc. vicino al letto
  • Acquistare apparecchi a bassa emissione di radiazioni.
  • Preferire lampade a led piuttosto che fluorescenti.
  • Mantenere una certa distanza (100-200 metri) da linee ad alta tensione, da linee ferroviarie elettrificate, da ripetitori telefonici o radiotelevisivi.
  • Evitare apparecchi elettrici, cavi e prolunghe sotto il letto e prese di corrente superflue nella zona notte.

 CONCLUSIONI

Una valutazione ambientale precedente ad ogni progetto e costruzione, può rilevare le caratteristiche e la consistenza dei campi elettromagnetici esistenti, in modo da evitarli o schermarli con una progettazione e realizzazione appropriata, per ridurre il rischio di influenze  negative per la salute degli abitanti.

NORMATIVA

  • DPCM dell’8 luglio 2003: “Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici e magnetici alla frequenza di rete (50 Hz)generati dagli elettrodotti.
  • DPCM dell’8 luglio 2003: “Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz”.
  • Legge Quadro n. 36 del 22 febbraio 2001: “Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”.
  • DM 10 settembre 1998, n. 381: “Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana”.
  • DPCM 28 settembre 1995: “Norme tecniche procedurali di attuazione del DPCM 23 Aprile 1992 relativamente agli elettrodotti”.
  • DPCM del 23 aprile 1992: “Limiti massimi di esposizione ai campi elettrico e magnetico generati alla frequenza industriale nominale (50 Hz) negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno”.

Fonte ISPRA Istituto Nazionale per la Protezione e la Ricerca Ambientale

 

Caratteristiche energetiche negli edifici

lunedì, aprile 2nd, 2012

Per costruire un edificio o ristrutturarne uno esistente è importante determinare le caratteristiche sia energetiche che ecologiche della costruzione che si vuole realizzare.

Ad ogni classificazione corrispondono costi specifici di costruzione, gestione e manutenzione nel tempo.

Queste classificazioni sono molte volte usate in modo improprio, determinando una certa confusione, rendendo difficoltoso confrontare proposte e preventivi diversi per gli interventi

Le costruzioni si possono classificare con le seguenti categorie:

EDIFICIO A RISPARMIO ENERGETICO

costruzione realizzata con materiali isolanti ed impianti atti a risparmiare energia termica, classificata con le categorie A, B, C. Le categorie D, E corrispondono ad edifici con scarse caratteristiche di risparmio energetico, le categorie F e G corrispondono ad edifici privi di caratteristiche di risparmio energetico.

Classe energetica A: consumo energia < 30 Kwh/mq annuo
Classe energetica B: consumo energia tra 31-50 Kwh/mq annuo
Classe energetica C: consumo energia tra 51-70 Kwh/mq annuo
Classe energetica D: consumo energia tra 71-90 Kwh/mq annuo
Classe energetica E: consumo energia tra 91-120 Kwh/mq annuo
Classe energetica F: consumo energia tra 121-160 Kwh/mq annuo
Classe energetica G: consumo energia > 160 Kwh/mq annuo

Principi generali:

  • coibentazione  di tutte le pareti esterne dell’edificio, della copertura e dei solai;
  • uso di serramenti esterni isolanti con vetrocamera a bassa emissività;
  • eliminazione, mediante isolamento, di tutti i ponti termici esistenti nell’edificio;
  • installazione di impianti a basso consumo.

 

EDIFICIO PASSIVO

costruzione a risparmio energetico che utilizza una quantità minima di energia termica, poiché la somma degli apporti passivi di calore dovuti all’irraggiamento solare trasmesso dalle superfici vetrate, dal calore generato internamente all’edificio da elettrodomestici e dagli occupanti stessi, sono quasi sufficienti a compensare le perdite dell’involucro durante la stagione fredda. La direttiva Ue 2010/31/Ue del 19.5.2010, richiede agli Stati membri che la costruzione e la ristrutturazione di vecchi immobili sia effettuata in maniera tale che le prestazioni dell’immobile risultino avere un consumo energetico quasi zero.

Principi generali:

  • utilizzo di impianti a basso consumo;
  • ottimizzazione dei consumi energetici;
  • consumi energetici contenuti entro i 15 kWh/mq anno;
  • integrazione delle diverse fonti energetiche;
  • impatto energetico ed ecologico tendente a zero.

 

 

EDIFICIO ATTIVO

costruzione a risparmio energetico che con l’utilizzo di fonti alternative e riciclabili di energia, sia autosufficiente e produca energia da immettere in rete.

Principi generali:

  • utilizzo di impianti che sfruttano energie alternative e rinnovabili (solare, fotovoltaico, solare termico, pompa di calore, geotermico, mini-eolico, ecc.);
  • edificio energeticamente ed ecologicamente ad impatto zero, senza produzione di  rifiuti, ma produttore di energia.

 

EDIFICIO ECOLOGICO

costruzione in grado di limitare gli impatti ambientali, promuovendo uno sviluppo sostenibile.

 

Principi generali:

  • costruire per il benessere degli abitanti, inteso come uno stato psicofisico a cui concorre la salute dell’individuo, l’equilibrio socioeconomico e la cura dell’ambiente;
  • integrazione dell’opera nell’ambiente e nella natura applicando il concetto di economia, inteso non come il minor costo a breve termine, ma come il sistema che consenta di evitare gli sprechi, ottimizzando l’isolamento dell’involucro edilizio (riduzione dei consumi energetici);
  • valutazione dell’approccio bioclimatico (orientamento, soleggiamento, ombreggiamento,  accumulo di energia, ventilazione naturale);
  • l’utilizzo delle risorse rinnovabili non deve superare la loro possibilità di rigenerazione;
  • l’immissione di sostanze inquinanti (solide, aeree o liquide) nell’ambiente non deve superare la capacità dell’ambiente stesso di metabolizzarle;
  • valutazione degli impatti ambientali considerando ogni fase del ciclo di vita dei materiali in spazi, luoghi e tempi diversi;
  • utilizzo in modo corretto della risorsa idrica, con l’adozione di tecnologie in grado di riusare l’acqua piovana per usi secondari e consentire una elevata permeabilità dei terreni;
  • utilizzo di materiali estratti e/o prodotti nello stesso ambito ecoregionale (area geograficamente omogenea), secondo il principio della filiera corta;
  • privilegiare il riuso di materiali, il riuso delle strutture e degli edifici, evitando il consumo di materie prime e di suolo.

 

 

EDIFICIO BIOECOLOGICO

costruzione ecologica realizzata con materiali naturali, con manufatti  e lavorazioni non emettenti sostanze tossiche, quindi materiali non derivanti dal petrolio.

Principi generali:

  • edificio inteso come parte di un ecosistema che da spazio a valori quali il comfort ambientale, la salute e l’alta riciclabilità;
  • edificio che soddisfa le esigenze fisiche e biologiche degli abitanti, di conseguenza la struttura, i servizi, i colori, gli odori devono interagire armoniosamente con l’uomo e l’ambiente;
  • uso di tecnologie e materiali naturali, non inquinanti, che non creino rifiuti difficili da smaltire e possano essere riciclati, che rispettino l’ambiente e sopratutto la salute per creare nel microclima interno all’edificio un sano benessere, senza effetti nocivi;
  • i criteri di scelta dei materiali devono rispondere ai requisiti di salvaguardia della salute di chi li lavora e di tutela dell’ambiente e del paesaggio;
  • utilizzo di materiali locali per evitare trasporti inquinanti e dispendiosi.

 

Conclusioni

Le norme vigenti prevedono che un edificio nuovo o un edificio esistente ristrutturato, debba essere a risparmio energetico, di categoria minima C.

Ulteriori caratteristiche (classi energetiche superiori, edificio passivo, attivo, ecologico e bioecologico) sono un valore aggiunto che comporta una spesa conseguente.

Come requisito minimo indispensabile, è quindi necessario realizzare un edificio a risparmio energetico di categoria C, che può essere migliorato a partire dal raggiungimento della categoria A, fino ad essere reso quasi autosufficiente (edificio passivo) e/o produttore di energia (edificio attivo).

Le caratteristiche dell’edificio possono essere ancora implementate attraverso l’applicazione i principi dell’ecologia (edificio ecologico) e della bioecologia (edificio bioecologico), ottenendo così il massimo comfort ambientale, nel rispetto dell’ambiente.

Converrà di conseguenza investire prima di tutto nella riduzione al minimo degli sprechi, così da realizzare il massimo risparmio energetico fino ad ottenere un edificio passivo.

Una volta raggiunto questo obiettivo, è opportuno investire in fonti energetiche autoprodotte e rinnovabili, e procedere alla realizzazione di un edificio attivo.

Altro valore aggiunto consiste nell’applicare i principi di ecologia e di bioecologia, attraverso l’utilizzo di materiali naturali e sostenibili.

In tutti i casi non si deve mai perdere l’obiettivo primario: il comfort ambientale, inteso come lo stato psico-fisico ottimale di una persona in un ambiente.

Questo si ottiene prima di tutto con la progettazione degli spazi e l’uso di materiali ed impianti che siano pensati e realizzati su misura della persona e del luogo.

E’ fondamentale inoltre considerare che le direttive europee, che dovranno essere recepite dalla legislazione italiana, prevedono che gli edifici debbano essere necessariamente “passivi”.

Investire per migliorare le caratteristiche degli edifici, ora, significa quindi costruire anticipando l’evoluzione futura.

Così facendo, si realizzerà un maggior valore economico dell’edificio, una minore spesa per consumi, e migliori condizioni di vita per gli abitanti, nel tempo.